opous per voci e danza, da un millennio
 
video-clip:
 
L'anno del giubileo, la parola ( il suo significato parziale ) richiamava lo jubilus e le mirabili parole di Agostino africano sul melos che rinuncia alla parola, per farsi nudo cantoe corpo: quid restat nisi ut gaudeaut cor... e cor è cuore, corpus, ma anche coro e danza ( quanto spesso ci capita sentir dire da profani : "senza musica" di un brano di sole voci ) : cor è allora danza senza parole e senza musica, corpo senza logos e senza harmonia, ovvero privo di risonanze ritmiche, ridondanze mondane; corpo sacer, separato, lontanodall'orecchio e voce sacra, plurale e lontana dagli occhi.
Il percorso è messianico:d'un uomo ( dell'uomo per i credenti ) stanco di aspettare, che rompe il cerchio vuoto splendente del Qohelét, del "nulla di nuovo sotto il cielo e sopra la terra" e pure quello del dono e del castigo d'un iddio creatore pentito: irrompe e taglia l'eterno in istanti di salvezza e cosi inventa una storia di grazia che è la peggiore per lui delle disgrazie, purchè si avvicini la fine del tempo, di ogni tempo - quello tagliato e quello ciclico. Gli umbri Francesco e Angela, Gioachino di Calabria e Giovanni Castigliano: sorella morte e sposo in croce, l'età dello spirito attesa prima - e - dopo quelle del padre e del figlio, la verità nascosta ( o forse assente? ). Eppure in COR le par(ab)ole si ascoltano: si ascoltano? Le ascoltano i nostri sensi secolari presi d'altri riti; e, se le ascoltano, ne sanno ancora le regole del gioco festivo, consegnate ad una memoria semi-dinamica, quasi scordata del tutto? Dunque: non s'intendono dicorsi metrici, dunque: si danzano voci silenti sine verbis. Scampoli storici ( non: di Storia, si capisce ) si possono accostare e cucire, perchè no? E ciò che rimane è l'artigianato delle antiche cantorie ( invero, ciò che rimane ) come delle nuove sartorie teatrali, attrezzate per vestire noi ingudi, ancora: di finzioni e luci leggere, o di cultura e del pesante operare di cui non sappiamo fare a meno, nonostante quell'uomo.
 
progetto: PIERO A. ARCANGELI
coreografia: LUCA BRUNI
scene, costumi, video-concept: MARIO FERRARI

concertazione: GABRIELLA AGOSTI

corpo di ballo: OPLAS CENTRO REGONALE DELLA DANZA UMBRIA
Danzatori - Marta Benvenuti, Rossana Bonafè, Iunia Bricca, Mario Ferrari, Barbara Funedda, Sompong Champhun
soprani::Emanuela Agatoni, Giulia Rinaldi, Sabrina Sannipoli
contralti: Mya Fracassini, Vincenzo Scaqrafile, Annalisa Amodeo
tenori: Enrico Ciullo, Leonardo Andreotti
baritoni: Mauro Borgioni, Federico Giubilei, Stefano Mastriforti, Claudio Sarrini
musiche: tradizione orale umbra, Gregoriano, Perotinus, Laudario Cortonese, Monteverdi, Da Victoria, Arcangeli, Caldini, Sisask
testi: Isaia, Agostino, Gioacchino da Fiore, Dante Alighieri, Matteo Giovanni Luca Evangelisti, Apocalypsis, Juan de la Cruz
 
una co-produzione:
X FESTIVAL ARTE SACRA DI MADRID, 2000 SPAGNA
FESTInVAL TIBERINA, UMBERTIDE
LA TERRA NUOVA
OPLAS - Centro regionale della Danza Umbria
 
video: Studio Zobit

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